Solo una piccola "g" distingue gastronomia da astronomia. E con ciò?
Più di 20 anni fa, quand'era ancora in seconda media, mia figlia volle iscriversi a un corso di astronomia organizzato dal C.O.D.A.S. (Centro Osservazione e Divulgazione Astronomica - Siracusa); era troppo piccola così, perché lei potesse frequentarlo, dovetti iscrivermi anch'io con lei. E, ancora oggi, le dico grazie (per la serie: a volte sono i figli a educare i genitori...)
Scoprii che l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo sono eguali, che l'astronomia è una scienza totale che racchiude in sé molteplici discipline, che è la più filosofica fra tutte le scienze atteso che costringe l'Uomo a interrogarsi profondamente sul suo essere nell'Universo. Esattamente come la gastronomia! Che ha in sé chimica e fisica, biologia e matematica, anatomia e tossicologia, economia e politica, storia e arte, antropologia e religione...
Ed etica!
Quando parliamo di cibo, non stiamo parlando solo di ciò che mangiamo. Dentro ogni piatto ci sono millenni di saperi e di ritualità e, soprattutto, c'è il nostro rapporto con il Pianeta e con le altre persone che, come noi, abitano la Terra, la nostra fragile e generosa casa comune.
"Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)
Così, oscillando tra il sublime e la ghiottoneria, scrivo (e parlo) di cibo.
photo credit: Orazio Mezzio, astrofotografo, che ringrazio per aver concesso l'uso della splendida foto che accompagna questo articolo.
