Come tutti, ho avuto due nonne: Nonna Anna, la paterna, cuoca, e Nonna Pina, la materna, pianista.
A quattro anni, Nonna Pina mi fece vedere La Traviata sulla Rai (all'epoca c'era solo un canale) dalla Scala, raccontami la trama come poteva capirla una bambina. Ma avevo già iniziato a sgambettare nella cucina di Nonna Anna. Quando avevo sette anni, mentre gli altri bambini cantavano "Il caffè della Peppina", Nonna Pina mi insegnava a cantare le arie delle più famose operette (La Vedova Allegra, Al Cavallino Bianco, Il Paese dei Campanelli, e così via) e da Nonna Anna imparavo a impastare la frolla per la crostata di mele o ad avvolgere le fettine di carne dalle quali nascono le "braciolettine" messinesi, piccoli, gustosissimi, involtini.
L'armonia è il filo che unisce musica e cucina; armonia, etimologicamente, significa unione, proporzione, accordo. Uno strumento dev'essere accordato, le note devono unirsi tra loro e le battute musicali rispondono a una proporzione; analogamente, un piatto è l'unione di più ingredienti, miscelati in proporzione tra loro e che devono accordarsi per gusto e aroma. Ovviamente questo l'ho capito dopo averlo vissuto e praticato, inconsapevolmente, sin dall'infanzia. Perché, per me, quell'armonia é sempre stata naturale, quasi un automatismo mentale ed emotivo. Era naturale riconoscere odori e sapori, dosare il sale o l'olio, sentire sotto le mani quando un impasto era pronto; altrettanto naturale era individuare una melodia, intonare con precisione un'aria, distinguere Verdi da Puccini.
Oggi alle cuoche e ai cuochi che sembrano essere sempre alla ricerca dell'effetto speciale con cui stupire i commensali e che raramente offrono in menù i grandi classici della storia della cucina dico che per essere grandi chef non è necessario inventare ricette così come per essere grandi musicisti non è necessario comporre musica: qualcuno potrebbe mai sostenere che il Maestro Riccardo Muti non sia un grande artista perché dirige opere composte dai grandi della storia della musica? Ogni ricetta è una partitura che suonerà in modo diverso sotto la mano dello chef così come suona in modo diversa a seconda dell'interprete musicale.
E se volete una prova, eccola qua: lo stesso brano di Mozart, l'Alleluja da "Exultate, Jubilate", nell'interpretazione di Joan Sutherland (https://youtu.be/0LQRyRRE2NI?si=OdrJoNCcMHJCO7dX ) e di Cecilia Bartoli ( https://youtu.be/YruVzW6zjdk?si=wtYI4ksl0NT3-q2a ) ; sono entrambe riconosciute, a livello mondiale, come due grandissime della lirica. La partitura è la stessa ma chi le ascolta sentirà due cose differenti. E lo stesso accade ascoltando lo stesso brano suonato al pianoforte da Ivano Fossati o Danilo Rea (fate la prova con "Oh che sarà", ad esempio). E il tocco che fa la differenza. Come in un piatto: perché il tocco dello chef agisce sulla consistenza che è una componente del gusto.
Musica e cucina sono l'armonia che riempie di suoni e sapori la mia vita...
