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Lumìe e liccumìe, dalla dolcezza alla bellezza

2026-05-14 09:57

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Sicilia, sicilia,

Lumìe e liccumìe, dalla dolcezza alla bellezza

Dove fioriscono i limoni, là è terra di dolcezza e bellezza

J. W. Goethe, Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? – 1795

 

Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro,
Una brezza lieve dal cielo azzurro spira,
Il mirto è immobile, alto è l’alloro!
Lo conosci tu?
Laggiù! Laggiù!
O amato mio, con te vorrei andare!

 

Dalle lumìe alle liccumìe…

 

Il pittore Jean Houel scrive “Non esiste altra terra, dunque, con più titoli per essere celebre sia per gli aspetti fisici e umani, come per le arti e la storia”; in Sicilia dipinge le opere “Albero che produce la manna”, “Frutti di banano”, “Bufali siciliani”, “La pesca del tonno” e dedica 5 tavole ai pescatori di Aci Trezza.

Il Frate bolognese Leandro Alberti, che visitò la Sicilia nel 1525/26, descrive l’estrazione dello zucchero dalle canne, loda la bontà dei vini di Taormina e Messina, descrive le saline che chiama “le miniere del bianco sale”.

Il poeta polacco Stanislaw Niegoszewski racconta degli ottimi pesci gustati a Spaccafurno, oggi Ispica, nel 1595. (trota macrostigma)

Johann Hermann von Riedesel barone di Eisenbach, compie un viaggio in Sicilia nel 1767 e narra del sommacco e della manna che vi si producono; visita le piantagioni di canna da zucchero nel Marchesato di Avola, descrive il grano, le olive, le vigne, le mandorle e i fichi d’India.

Patrick Brydone racconta dello “squisito miele degli Iblei” e della bontà dei gelati.

Goethe descrive i campi coltivati a tumminia e loda la dolcezza dei fichi siciliani.

Il pittore Kneip, suo compagno di viaggio, disegna le piante di ferula tuttora usate a Sortino per costruire le arnie delle api che producono il miele ibleo che già Plinio il Vecchio decantava.

Coleridge cita gli ulivi e “la collina occupata dai vigneti”.

Oscar Wilde, nel 1900, definisce “perfetti” i limoneti e gli aranceti siciliani e nel poema “Carmide” cita “i fichi succulenti e i vini di Sicilia”.

 

A volte lo sguardo degli altri ci mostra aspetti che forse trascuriamo. Tuttavia, un anonimo poeta del ‘600 cantava:

 

Lu Diamanti

Un jornu chi Diu Patri era cuntenti
e passiava 'ncelu cu li Santi,
a lu munnu pinzau fari un prisenti
e da' curuna si scippau 'n diamanti;
cci addutau tutti li setti elementi,
lu pusau a mari 'nfacci a lu livanti:
"Sicilia" la chiamarunu li genti,
ma di l'Eternu Patri è lu diamanti.

 

Sicilia: secondo l’illustre storico Santi Correnti, il nome significa “terra fertile” e, in effetti, da noi soccu chianti, crisci

Quanta biodiversità nella nostra terra a rifornire la nostra dispensa, quanta etnodiversità, per la straordinaria mescolanza di culture, a riempire i nostri ricettari e dunque quanta gastrodiversità!

Sicilia giacimento gastronomico e, quindi, miniera di opportunità per un turismo colto, lento, con buone disponibilità economiche e destagionalizzato. E per il turismo delle radici…

Un esempio di itinerario meno consueto è la SS115: sul percorso insistono gli ultimi tre conventi rimasti che tuttora producono dolci conventuali:

 

Monastero Benedettino del SS. Rosario di Palma di Montechiaro

Monastero Cistercense di Santo Spirito Agrigento

Monastero Benedettino di San Michele Arcangelo

Lungo la stessa traiettoria insiste la Strada degli Scrittori (Tomasi di Lampedusa, Pirandello, Sciascia, Camilleri) ma sono anche i luoghi di Simonetta Agnello Hornby

Ma lo stesso itinerario interseca la Strada del Vino Terre Sicane e la Strada del Vino e dei Sapori Val di Mazara; quindi, vino ma anche olio e formaggi; ancora questo itinerario attraversa il territorio di produzione del Pistacchio di Raffadali DOP e dell’Arancia di Ribera DOP.

Il percorso alla riscoperta della specialità conventuali offre, in realtà, un pacchetto all-inclusive che comprende tanta enogastronomia, colture e culture, ma anche architettura, archeologia, natura e paesaggio.

Dalla dolcezza alla bellezza!

 

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